Articolo in OSHO TIMES 248, Maggio 2018: “With or withour you”

Inizio a scrivere questa testimonianza ad un anno esatto dalla dipartita della creatura fenomenale chiamata Meera che ha visitato questa pianeta Terra per settant’anni toccando il cuore di molte persone.

Non so da dove iniziare e cosa scrivere, è come se le parole non fossero abbastanza per descrivere l’incontro con lei e cosa ha significato per la mia vita. Ma continuo a sfiorare la tastiera sperando di poter trasmettere l’essenza dell’esperienza vissuta.

Coloro che hanno conosciuto questa straordinaria artista e maestra concordano sul fatto che sprigionava vitalità da tutti i pori ed era un uragano d’energia. Il Buddha Groove dell’OIMR di Pune, senza di lei quest’anno era come una discoteca senza musica, un tiramisù senza mascarpone, una cantante senza voce. Eppure c’eravamo noi: i suoi studenti di lunga data, ‘orfani’ e sopravvissuti, venuti da tutti gli angoli del mondo, determinati a trasmettere i suoi preziosi insegnamenti e portare avanti il suo cruciale lavoro. Tutto il corso OSHO Art Meditative Intensive è sorprendentemente accaduto anche quest’anno, grazie alla fusion dei suoi ‘eredi’, i quali, supportati dalla presenza fondamentale di Svagito, compagno di vita di Meera e terapeuta veterano, hanno coraggiosamente esordito nella conduzione. Eravamo stati addestrati da Meera, durante i suoi Art Therapist Training, alcuni di noi erano stati assistenti, altri aiutanti, avevamo partecipato ai suoi corsi centinaia di volte, ma esporsi direttamente in prima persona, senza lei, è stato veramente provante. E non solo ‘on stage’, ma anche e soprattutto ‘back stage’ ovvero nell’organizzazione e gestione dei corsi e nella collaborazione fra i membri del team. Dodici persone provenienti da Germania, Irlanda, Giappone, Korea, Spagna, Italia, Olanda, Turchia stavano cercando di tenere le fila del passaggio del testimone. Siamo partiti dalle condivisioni, dai meeting, dall’esternazione delle proprie emozioni e sensazioni, dall’ascolto e dalla comunicazione, come Meera ci aveva insegnato, ma non è stato facile. Eravamo lì con un intento comune ma sono avvenute naturalmente e spontaneamente discussioni, scontri, divisioni, fazioni, rappacificamenti. C’è stato un momento che mi è sembrato di vivere una guerra mondiale. Si sentiva fortemente una differenza di atteggiamento fra Occidente e Oriente, fra maschile e femminile. Ma non solo. Eravamo dodici diverse teste. Immersi nella meditazione e traboccanti d’amore per Meera siamo stati capaci di trascendere i conflitti. È stato proprio attraverso l’espressione di tutto ciò che c’era che siamo stati in grado di andare oltre. Solo attraversando le difficoltà abbiamo potuto procedere, non evitandole. Ogni evento è stato occasione di osservazione del sé, di crescita, di messa in discussione. E’ stato un gruppo dentro un gruppo. Il rispetto, l’accettazione, la fiducia, hanno preso il posto alla competizione e paura iniziali. È per questo che mi sento così grata di aver fatto parte di questo gruppo dentro un gruppo, dove mi sono sentita inclusa per come sono. Ho visto che ognuno di noi ha delle qualità talmente autentiche e personali che solo attraverso la valorizzazione di esse può venir fuori la ricchezza e la forza del messaggio di Meera. Noi siamo la sua eredità, insieme. Possiamo aiutare a risvegliare la creatività e guidare verso un percorso di consapevolezza non nella divisione ma nella fusione. Tutto il processo del corso è stato per me intenso e toccante. Non c’è stato un momento in cui non abbia sentito Meera vicino, sia nel caos che nel silenzio, sia nella tensione che nell’armonia. Diverse combinazioni di co-leader sono state sperimentate per ogni parte del training: pittura primal, autoritratti, dipingi la tua danza, pittura della natura. Ogni volta ci confrontavamo e prendevamo decisioni insieme, passando dalla maroon alla black robe, da aiutanti a facilitatori, con la disinvoltura e la capacità di cambiare da una fase all’altra della meditazione dinamica. In questo ho visto una grande similitudine con Meera, la quale ricordo cambiava improvvisamente programma allenandoci a non avere aspettative e a fluire con il corso degli eventi come funamboli al vento. Meera ci ha formati all’improvvisazione e al sentire il momento presente. E si sono visti i frutti del suo insegnamento in tutte le fasi del viaggio di questo gruppo senza lei. Nella mostra dei lavori di Meera nella piramide Kabir, nella conduzione dei suoi gruppi, nella proiezione dei suoi dvd, nella mostra dei lavori pittorici, nella performance finale, in cui non sono mancati i tipici spettacoli di light show e la tradizionale danza giapponese in kimono, lei è stata con noi, o forse dentro di noi. E sento, a dispetto del dolore di averla persa, che il dono più grande che poteva farci è stato proprio quello di non esserci più. Adesso possiamo camminare con le nostre gambe, ancora fragili come quelle di agnellini appena nati, ma orgogliose di essere portatrici della sua visione. Un lungo viaggio inizia sempre da un piccolo passo e noi quel passettino l’abbiamo fatto. “Keep on moving!” Soleva dirci Meera davanti ai nostri dipinti. Noi siamo i pennelli e i colori che completano l’opera iniziata da lei e come in un dipinto di gruppo esprimiamo le nostre energie continuandoci a muoverci. “Meera Team” è stato scritto nel Resort, cioè chi condurrà il prossimo training a Pune. È una entità che cambia ma che mantiene il sapore di Meera.

Premraj, Ojas, Tosho, Anando, Prema, Tathina, Fuluwari, Chandra, Vijan, Gyan, Dariya. Un network di amici e compagni d’avventura spalmato in tutto il mondo che si ricombina, si allarga e si contrae ad ogni esigenza.

Se l’Osho Art Meditative Intensive è stato un successo è stato anche grazie a tutti i coraggiosi partecipanti che si sono spesi totalmente e fidati in tale delicata fase di transizione. Ma soprattutto è grazie a Svagito che nonostante stesse ancora elaborando il suo lutto non si è risparmiato nel dipingere, nel sostenere nella terapia, nel dare feedback, nel celebrare e meditare, offrendo una presenza sempre collaborativa e propositiva.

In questo anno Svagito ha instancabilmente fatto celebrazioni itineranti nel mondo a seguito della death celebration di Meera a Tokyo, ha organizzato mostre dei suoi dipinti e aiutato nei gruppi da lei programmati e che si sono svolti in Spagna, Italia, Turchia, Grecia, Giappone. Egli ha fondato la Meera Art Foundation e la Meera Art Academy con l’intento di preservare il lavoro e gli insegnamenti di Meera e ha pubblicato l’ultimo suo scritto presentando il libro dal titolo ‘Dancing in the unknown’.

Tutte le persone, spettatori del processo messo in atto nel Buddha Groove, sono stati toccati dalla dedizione con la quale i corsi sono stati tenuti in vita, con lacrime di commozione ci hanno sostenuti e visto con gioia che Meera sopravvive ed è riflessa in ogni suo studente e in tutti coloro che sentono il suo richiamo. (Sahaja)

I begin to write this testimony at exactly one year from the departure of the phenomenal creature called Meera who visited this planet Earth for seventy years touching the hearts of many people. I do not know where to start and what to write, it’s as if the words were not enough to describe the meeting with her and what it meant for my life. But I continue to touch the keyboard hoping to transmit the essence of lived experience. Those who have known this extraordinary artist and teacher agree that she gave off vitality from all the pores and was a hurricane of energy. The Buddha Groove of the OIMR of Pune, without her this year was like a disco without music, a tiramisu without mascarpone, a singer without voice. Yet we were there: her longtime students, ‘orphans’ and survivors, who came from all corners of the world, determined to pass on her precious teachings and carry out her crucial work.

The entire OSHO Art Meditative Intensive course has surprisingly happened again this year, thanks to the fusion of its ‘orphans’, who, supported by the fundamental presence of Svagito, Meera’s life partner and veteran therapist, has courageously made its debut in the conduct. We had been trained by Meera, during his Art Therapist Training, some of us had been assistants, other helpers, we had participated in her courses hundreds of times, but exposing directly in person, without her, was really proving. And not only ‘on stage’, but also and above all ‘back stage’ in the organization and management of courses and in collaboration between team members. Twelve people from Germany, Ireland, Japan, Korea, Spain, Italy, Holland, Turkey were trying to hold the ranks of the baton. We started from sharing, from meetings, from the externalization of our emotions and sensations, from listening and communication, as Meera had taught us, but it was not easy. We were there with a common intent but naturally and spontaneously occurred discussions, clashes, divisions, factions, reconciliations. There was a moment that seemed to me to live a world war. There was a strong sense of a difference in attitude between the West and the East, between masculine and feminine. But not only that. We were twelve different heads. Immersed in meditation and overflowing with love for Meera we have been able to transcend conflicts. It was precisely through the expression of all that there was that we were able to go further. Only by going through the difficulties we could proceed, not avoiding them. Each event was an occasion for self-observation, for growth, for questioning. It was a group within a group. Respect, acceptance, trust have taken the place of initial competition and fear. That’s why I feel so grateful to have been part of this group within a group, where I felt included for how I am. I have seen that each of us has such authentic and personal qualities that only through the enhancement of them can the richness and strength of Meera’s message come out. We are her heritage, together. We can help to awaken creativity and drive towards a path of awareness, not in division but in fusion. The whole process of the course was intense and touching for me. There was not a moment when I did not hear Meera close, both in chaos and silence, both in tension and in harmony. Several combinations of co-leaders have been tested for each part of the training: primal painting, self-portraits, painting your dance, painting of nature. Each time we confronted each other and made decisions together, going from maroon to black robe, from helpers to facilitators, with the ease and the ability to change from one phase to another of dynamic meditation. In this I saw a great similarity with Meera, who suddenly changed program, training us not to have expectations and to flow with the course of events like tightrope walkers in the wind. Meera has trained us to improvise and to feel the present moment. And we saw the fruits of her teaching at all stages of this group’s journey without her. In the exhibition of Meera’s works in the Kabir pyramid, in the conducting of her groups, in the screening of his DVDs, in the exhibition of pictorial works, in the final performance, in which there were typical light show performances and the traditional Japanese dance in kimono , she has been with us, or perhaps inside of us. And I feel, in spite of the pain of having lost her, that the greatest gift that could make us was precisely that of not being there anymore. Now we can walk with our legs, still as fragile as those of newborn lambs, but proud to be bearers of his vision. A long journey always begins with a small step and we have done that little step. “Keep on moving!” He used to tell Meera in front of our paintings. We are the brushes and the colors that complete the work begun by her and how in a group painting we express our energies by continuing to move. “Meera Team” was written in the Resort, that is, who will conduct the next training in Pune. It is an entity that changes but maintains the taste of Meera. Premraj, Ojas, Tosho, Anando, Prema, Tathina, Fuluwari, Chandra, Vijan, Gyan, Dariya. A network of friends and companions of adventure spread throughout the world that recombines, widens and contracts with every need. If the Osho Art Meditative Intensive was a success it was also thanks to all the brave participants who have totally and trustfully spent themselves during this delicate transition phase. But above all it is thanks to Svagito who, even though he was still mourning, did not spare himself in painting, sustaining therapy, giving feedback, celebrating and meditating, always offering a collaborative and proactive presence. In this year Svagito has tirelessly made traveling celebrations around the world following the death celebration of Meera in Tokyo, has organized exhibitions of his paintings and helped in the groups she planned and which were held in Spain, Italy, Turkey, Greece, Japan. He founded the Meera Art Foundation and the Meera Art Academy with the aim of preserving the work and teachings of Meera and published her last work presenting the book entitled ‘Dancing in the unknown’. All the people, spectators of the process put in place in the Buddha Groove, were touched by the dedication with which the courses were kept alive, with tears of emotion sustained us and joyfully seen that Meera survives and is reflected in each of her student and in all those who hear her call. (Sahaja) 

 

 

 

Articolo in OSHO TIMES 238, Aprile 2017: “Tributo a Meera”

Meera Hashimoto ha lasciato il corpo il 21 febbraio 2017 durante una immersione in Sud Africa. Ci ha lasciati così, in movimento e in un modo del tutto inedito e inaspettato come era il suo stile. Sono andata alla death celebration a Tokyo: 6 ore di danza, meditazione, pittura, video proiezioni, letture. Ho sentito gioia, commozione e comunione.

“Cara Meera, ti ho incontrata per caso e grazie ai tuoi insegnamenti la mia vita è cambiata completamente. Ti sono molto grata, con te ho scoperto la spontaneità e infatti il nome che mi hai dato significa ‘colei che crede nella spontaneità’. Sei stata per me una ispirazione vivente come artista, come terapeuta, come meditatrice, come donna nella società, in una parola sei stata la mia Maestra. E continui ad esserlo. Grazie Meera del tuo amore.” (Sahaja)

Article in OSHO TIMES 238, April 2017: “Tribute to Meera”

Meera Hashimoto left his body on 21 February 2017 during a diving in South Africa. She left us like this, in motion and in a totally new and unexpected way as her style. I went to the death celebration in Tokyo: 6 hours of dance, meditation, painting, video projections, readings. I felt joyful, moved and connected to the others.

“Dear Meera, I have met you by chance and thanks to your teachings my life has changed completely. I’m very grateful, with you I discovered the spontaneity and actually the name you gave me means ‘the one who trust in spontaneity’. You were for me a living inspiration as artist, as therapist, as meditator, as woman in society, in a word you have been my master. And you continue to be. Thanks Meera for your love.” (Sahaja)

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Articolo in OSHO TIMES 207, Aprile 2014: “Ritorno a Pune”

Sono di nuovo qua all’OIMR (Osho International Meditation Resort) di Pune per il terzo anno consecutivo. Same same but different, come dicono gli indiani scodinzolando la testa. Nel senso che apparentemente sembra tutto uguale a prima, ma la diversita’ sta nascosta nei dettagli. Come le robes che appaiono identiche a prima vista, ma si svelano assolutamente uniche ed inimitabili perche’ indossate da corpi differenti, le giornate all’OIMR volgono all’insegna dello stupore, della magia e della irripetibilita’ di ogni istante. Quando arrivai qui la prima volta me ne volevo andare via subito, tanto mi sembrava rigida la struttura organizzativa orientata ai divieti. Ma grazie all’universo sono rimasta e andando oltre l’ostacolo mentale delle regole sono riuscita ad intraprendere un viaggio dentro me stessa. Infatti qui ogni cosa e’ un’occasione per scavare dentro se stessi. La prima volta che non fui accettata alla white per un abbigliamento non consono agli standard richiesti, mi sentii profondamente ferita. Su colui che mi ‘espulse’ proiettai la figura del padre e dell’autorita’ e passai attraverso varie emozioni fino a sfidare faccia a faccia il mio oppressore. Capii che l’accaduto non era niente di personale, ma solo una questione di ruoli. Se non avessi pero’ vissuto ogni risvolto della faccenda non sarei arrivata a questa conclusione. Nell’OIMR ho trovato proprio questo: un ambiente dove dar spazio ad ogni cosa che viene a galla, piacevole o spiacevole che sia, concedendomi la liberta’ di viverla appieno e fino in fondo. Gia’ dopo la prima esperienza di autoritratto in Buddha Grove ebbi  la sensazione di aver gettato finalmente la maschera costruita per anni e di aver avuto il coraggio di espormi cosi’ per come ero, nuda e cruda, senza volermi ‘decorare’. Tuttavia ogni volta che riintraprendo il viaggio d’esplorazione dentro me stessa (sono aiutante di Meera nei suoi training Osho Art Therapists) e’ come se accedessi ad un livello piu’ profondo e mi sbuccio come una cipolla. Le lacrime sgorgano, ma anche sonore risate al Resort. Abbracci a cuore aperto e scambi totalmente spontanei. E’ il posto ideale per esercitare lo stato di no-mind che tanto giova alla creativita’ e alla autenticita’ della persona. La prima volta che feci il gibberish fu come essere tornata di colpo bambina, potendomi divertire da matta, lasciandomi andare completamente senza nessun timore di giudizio. Tutte le sere durante l’evening meeting provo quella sensazione e mi ascolto sorpresa, suonando al cento per cento non sense (a volta araba, altre volte giapponese) in mezzo ad una babele di espressioni altrui, inventate all’istante. Comunque qui anche quando non fai gibberish sei costantemente circondata da nazionalita’ diverse. Adoro questa realta’! Per esempio quest’anno nel training di Meera ci sono ventotto, dico ventotto, nazionalita’ diverse (Turchia, Giappone, Taiwan, Korea, Italia, Lituania, Israele, Spagna, Germania, Irlanda, Svizzera, Russia, Francia, Danimarca, Cina, Argentina, Brasile, Latvia, Usa, Russia, Iran, Kenia, India, Scozia, Bulgaria, Croatia, Australia, Inghilterra). Siamo qui per un motivo comune ma allo stesso tempo siamo arrivati da storie completamente diverse.  E’ questo per me il fascino del Resort. L’inedito mix che si crea; e’ un cross-over di esistenze variegate, un melting-pot sempre nuovo ed imprevedibile che mi stimola al decondizionamento. Ogni giorno piu’ vado in contatto con me stessa  e con la meditazione piu’ mi sento meglio con gli altri. E per me sentirmi bene con gli altri non significa obbligatoriamente andare sempre d’amore e d’accordo, bensi’ avere l’onesta’ e il coraggio di dar voce ai miei bisogni, condividere le mie emozioni, non voler sistemare tutto subito nei momenti difficili ma darmi il tempo e lo spazio per sentire davvero la mia realta’. Spesso l’altro riflette parti di me che non voglio vedere e  i momenti di confronto sono per questo molto costruttivi. Qui imparo il rispetto e la comunicazione. Qui posso mettere in pratica cio’ che ho sperimentato con vari terapisti. Valuto il mio grado di soddisfazione del momento, osservo e ascolto il mio corpo, dico NO all’altro quando corrisponde ad un SI a me stessa. So che gli altri mi possono capire, non ho paura di essere fraintesa perche’ qui, nel Buddha field, ognuno e’ impegnato a scoprire se stesso. Se mi esercito in questo ambiente poi sono pronta a fare altrettanto anche nel Market place. Dal Market place ne scappano tanti.  Il Resort e’ come se ‘facesse buca’ si dice in toscano, nel senso che raccoglie tutti idropouts della societa’. Ma l’ambiente non vuole essere consolatorio e pateticamente protettivo per i ‘reietti’ piuttosto io lo vedo come una sorta di zona disintossicante e palestra rieducativa per ritornare piu’ consapevoli ‘la’ fuori’. Se c’e’ una materia che viene studiata all’OIMR e’ proprio questa: la consapevolezza. Tutto sta in questo. Ecco perche’ continuo a tornare qua. Ogni volta incontro persone nuove, ogni volta accedo ad un livello piu’ profondo del mio essere. Non posso fare a meno degli uccelli canterini, degli alti bambu’, degli alberi verdissimi, dei fiumi di personcine bianche che scivolano zitte nella piramide nera, dello sguardo aperto del perfetto sconosciuto, dei balli scatenati, delle urla catartiche, del silenzio sacro, del buon chai, del cocco bevuto con la cannuccia, delle apparizioni del pavone, della musica dal vivo, degli eventi serali, delle parole di un maestro che non e’ mai nato, mai morto ma solo passato di qua. (P.S. Finisco di scrivere questo pezzo e mi capitano due eventi sorprendenti. Il primo e’ che mi arruolano per un giorno a fare il checking-bag per la white. Il secondo e’ che mi viene proposta la black robe senza nessun preavviso. Everything is possible, in India. Tutto e’ possibile all’OIMR. Just go with the flow!) (Sahaja)

Article in OSHO TIMES 207, April 2014: “Back to Pune”

I am here again at the OIMR (Osho International Meditation Resort) in Pune for the third consecutive year. Same same but different, as the Indians say wagging their heads. In the sense that apparently everything looks the same as before, but the diversity  is hidden in details. As the robes that appear identical at first glance, but reveal absolutely unique and inimitable because worn by different bodies, the days at OIMR turn full of wonder, magic and unrepeatable, each moment. When I came here for the first time I wanted to leave this place right away; it seemed to me a rigid organizational structure with too many prohibitions. But thanks to the universe I went beyond the mental obstacle of the rules and was able to embark on a journey into myself. In fact everything here it is an opportunity to dig inside oneself. The first time I was not accepted for the evening meditation because my clothes were not consonant with the standards required, I felt deeply hurt. On the one who expelled me I projected the figure of my father and authority and went through various emotions until I challenge face to face my oppressor. I realized that what happened was nothing personal, but just a matter of roles. If I had not, however, lived every aspect of the matter would not have come to this conclusion. At the OIMR I found just that: an environment where I can give space to everything that comes out, pleasant or unpleasant, giving me the freedom to live it fully and thoroughly. Already after the first experience of self-portrait in Buddha Grove I had the feeling that finally I threw the mask built for years and have had the courage to expose myself as I am, naked and raw, without wanting to decorate myself. However whenever I start again the journey of exploration of myself (I am Meera’s assistant in her Osho Art Therapists training) I access to deeper and deeper levels of myself and it is like peeling me as an onion. Tears flow, but also laughter, at the Resort. Open-heart hugs totally spontaneous. It is the perfect place to practice the state of no- mind so beneficial to creativity and authenticity. The first time I did the Gibberish it was like being a child again, I could amuse myself like crazy, letting go completely without any fear of judgment. Every night during the evening meditation I feel that again, listening myself surprises me, I enjoy being one hundred percent non sense (sometimes I sound Arabic, sometimes Japanese) in the midst of a babel made of others’ expressions, instantly invented. However, here also when you don’t do Gibberish you are constantly surrounded by different nationalities. I love this environment! For instance this year in the Meera’s training there are twenty-eight (I am telling you: twenty-eight) different nationalities (Turkey, Japan, Taiwan, Korea, Italy, Lithuania, Israel, Spain, Germany, Ireland, Switzerland, Russia, France, Denmark, China, Argentina, Brazil, Latvia, USA, Russia, Iran, Kenya, India, Scotland, Bulgaria, Croatia, Australia, England). We are here for a common reason, but at the same time we arrived from completely different stories. And this is for me the charm of the Resort. The inedited mix that you find; the cross-over of varied existences, the melting-pot that is always new and unpredictable and stimulates me to deconditioning. Every day the more I am in touch with myself and meditation, the more I feel better with others. And for me feeling good with others does not necessarily mean always stay in love and harmony, rather have the honesty and courage to give voice to my needs, share my emotions, not wanting to fix everything at once in the difficult moments but give me time and space to really feel my reality. Often the other reflects parts of me that I don’t want to see of myself and the moments of confrontation, are, for this reason, very constructive. Here I learn respect and communication. Here I can practice what I experimented with various therapists. I rate my level of satisfaction of the moment, I observe and listen to my body, I say NO to another if this is a YES to myself. I know that the others can understand, I am not afraid of being misunderstood because here, in the Buddha field, everyone is involved in discovering himself. If I practice in this environment then I am ready to do the same in the Market place. Many people escape from the Market place. The Resort ‘it’s a hole’ they say in Tuscany, in the sense that collects all the dropouts of society. But the environment is not meant to be comforting and pathetically protective for the ‘outcasts’, rather I see it as a sort of detox and rehabilitative area to return more aware outside. If there is a subject that is studied at the OIMR is this: awareness. This is the fact. That’s why I keep on coming here. Every time I meet new people, every time I dig in the core of my being. I can not do without the singing birds, high bamboos, super green trees, rivers of white little silent people who slip into the black pyramid, open look of a perfect stranger, wild dancing, cathartic screams, the sacred silence, good chai, coconut to drink with the straw, apparitions of the peacock, the live music, evening events, the words of a master who never born, never died, just passed here. (P.S. I finished writing this piece and two unpredictable events happened to me. The first: I worked in floating job in checking-bag for evening event. The second: I am in black robe. Everything is possible in India. Everything is possible in the OIMR. Just go with the flow!). (Sahaja)

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Articolo in OSHO TIMES 189, Giugno 2012: “…Mi sorrideva!”

Sono seduta davanti al mio riflesso…è già qualcosa di molto misterioso. Sono io questa? La risposta è sì perché toccando con le mani la mia faccia, la testa ed esplorando i dettagli più irrilevanti della carne/capelli/mucose, sento ogni singola cellula. Guardando allo specchio, fissando, a volte non vedendo, altre volte scrutando con uno sguardo penetrante, voglio catturare l’essenza di me che cambia continuamente, vibrante, inafferrabile. Il mio ambizioso approccio all’arte vuole mostrare una riconoscibilità con l’oggetto di studio (la mia faccia), ma mi rendo conto di esserne lontana. Cosa cerco? Una visione chiara? Più vado in profondità di me stessa e più non ho idea della mia identità. La mia faccia diventa sempre più chiara passando e ripassando la spugna nella stessa area, perdendo progressivamente ogni ombra. No! Stop! Non voglio sparire! Voglio esistere!!! Aggiungo un po’ di nero per salvare il volume ma il tempo è finito, andiamo alla Kundalini, quindi rimando l’intenzione di restaurare la mia faccia, ma…OH! Qualcosa di assolutamente imprevedibile accade: mentre metto il supporto in posizione verticale il nero inizia a colare tagliando la mia faccia in molte strisce. Cosa vedo improvvisamente è una maschera coperta di sangue e lacrime. Che shock! Comprendo all’istante che è qualcosa che proviene dal passato, dalla storia della mia famiglia, dalla radice del mio mal di testa. Ma cerco di andare oltre questa immagine spaventosa di me, dopo aver condiviso con il gruppo del training, nel quale capisco che il mio approccio drammatico mi fa evitare di scoprire la vera e profonda me stessa, senza preconcetti. Il giorno dopo continuo la missione con energia fresca, iniziando a sentirmi più rilassata e a mio agio. Ho incominciato a permettermi di essere imperfetta! Cosa ho lasciato nel Buddha Grove per tutta la notte è stata una visione da incubo di me stessa (ho tirato fuori qualcosa di molto nascosto dalla superficie della mia pelle, ho esposto la mia sofferenza). E’ stato molto importante perché prima di tutto mi sono accorta che posso essere un mostro (non sono una ‘faccia carina’!) e poi il mio insuccesso come ‘artista’ è stato così pubblico che mi ha aiutata a lasciare andare ogni aspettativa! Dopo questa accettazione, che mi ha resa libera dal sentirmi imbarazzata e provare vergogna, il mio dipinto riguardava il fluire senza paura, aprendomi ai cambiamenti e muovendomi verso direzioni sconosciute. Non mi volevo fissare su nessuna particolare configurazione. Il dipinto è diventato sempre più una meditazione, un viaggio nel mio spazio interiore senza nessuna destinazione finale. Ho iniziato inoltre a sentirmi parte del gruppo: ognuno era perso nella propria dimensione personale ma nello stesso momento in movimento in uno spazio comune e più ampio. Una volta detto SI all’esistenza (grazie ad alcuni esercizi che abbiamo fatto) tutto era connesso. Osho in un discorso ha detto “Nella natura tutto è come è”, io sono parte della natura e non ho bisogno di essere nessun altro tranne me, come sono. La mia faccia mi guardava chiedendomi di essere rappresentata. Come ho focalizzato l’attenzione nel mio occhi destro, ho scoperto un desiderio di onorare i miei genitori. L’occhio destro era vivo e voleva che anche l’occhio sinistro fosse dipinto. I due occhi erano lì con una scintilla di vita. Io sono il risultato della fusione dell’energia di mio padre e quella di mia madre, ho capito. Ho sentito gioia nel riconoscere la mia bellezza. Questo è stato così importante per sbarazzarmi della tendenza di sotto-estimare me stessa! Una volta che mi sono sentita in contatto con i miei genitori è stato facile rimanere col mio ritratto, ricevendo il dono dell’amore. Mi sono sentita riconoscente verso essi e soddisfatta dal risultato che non era sicuramente un capolavoro del rinascimento (ancora i miei condizionamenti e giudizi cercando di dire l’ultima parola…) ma solo il dipinto di me stessa come mi sentivo mentre lo facevo! Alla fine il ritratto mi è piaciuto! Ho notato che lei mi sorrideva, o meglio: mi stavo sorridendo. (Sahaja)

Article in OSHO TIMES 189, June 2012: “…She was smiling at me!”

I am sitting in front of my reflection…it is already something mysterious. Is it me? Once I touched this face, this head, exploring with my hands the most subtle and unrevelant details of  the flesh/hair, the answer was YES…that must be me because I sense every single cell. Looking at the mirror, starring, sometimes not seeing, other times watching with a penetrating glance I want to capture the always changing, vibrating, uncatchable essence of me. My ambitious approach to art wants to show a recognisability of the object of study (my face) but I realize I am far from that. What am I looking for? A crystal vision? The more I dig myself in watching the more I don’t have a clue of my identity. My face is getting lighter and lighter as I keep on passing the sponge again and again in the same area and I am progressively loosing shades. No! Stop! I don’t want to disappear! I want to exist!!! I add some black colour to rescue the volume but the time is over, we go to kundalini, so I postpone the intention of restoring my face, but…OH! Something unpredictable happened: as I put the board in the vertical position the black colour started to drip and cut my face in many slides.  Suddenly what I see is a mask covered by blood and tears! What a shock! Instantly I knew it’s something that comes from my past, the story of my family, the root of my headache. But I try to go beyond this scaring picture of myself after a sharing in which I realized that my dramatic approach prevents me to discover the real and deep me without preconceived ideas. The next day I continued the mission with fresh energy, starting to feel more relaxed and comfortable. I was beginning to allow myself to be imperfect! What I left in Buddha Grove for the all night was a nightmare vision of myself (I expressed something very hidden from the surface of the skin, exposed my suffering). That was really important because first of all I realized I could be a monster (I am not a pretty face!) and secondly my failure as an ‘artist’ was so public that helped me to drop any expectations! After this acceptance, that sets me free from feeling ashamed and embarrassed, my painting was about to flow fearlessly, open myself to changes and moving towards unknown directions. I didn’t want to stick in any particular configuration. The painting became more and more a meditation, a journey in my inner space without any intentional final destination. I also started to feel part of the group: everyone was drowned in his own personal dimension but at the same time moving in a wider commune space.  Once I said YES to the existence (thanks to some exercises we did) everything was more connected. Osho in one discourse said “In nature everything is as it is”, I am part of this nature and don’t need to be someone else but me, as I am. My face was looking at me asking to be represented. As I started to focused in my right eye I discovered a longing to honoured my parents. The right eye was alive and waiting for the left eye to be painted. The two eyes were there with a spark of life. I am the result of my father and mother’s energies melting, I realized. I felt joy of recognizing my beauty. This was so important to get rid of the tendency of underestimating myself!  Once I felt connected with my parents it was easy to stay with my portrait, receiving the gift of love. I felt thankful to them and satisfied by the result that was surely not a masterpiece of renaissance (still my conditionings and judging try to say the last word…) but just a painting of me as I felt in doing it! At the end I liked the portrait! I noticed she was smiling at me, better to say I was smiling at me. (Sahaja)

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Articolo su ‘Letters’ di http://www.meera.de

L’OSHO ART THERAPIST TRAINING

Ho trovato l’Osho Art Therapist Training in Amalurra fondamentale per coloro che vogliono lavorare con le persone. E’ una combinazione di vivere un percorso interiore personale e la relazione con gli altri. Sostenere le persone parte da sostenere me stessa. Una volta che sono determinata a scoprire la vera me ho buone possibilità di comunicare onestamente e dare una base per rapporti di fiducia. La meditazione offre uno spazio di guardare ciò che accade dentro e fuori di me. L’arte è lo specchio: visiva, diretta, mi mostra subito dove sono e come sono le mie emozioni. La pittura è così evidente, è lì davanti a me, non mi resta che guardare. La pittura è una dichiarazione di qualcosa che non era visibile prima. Può essere una pittura  primal dove ascolto il mio bambino; un autoritratto dove incontro la mia identità essenziale; un ritratto di qualcuno che non conosco e ricevo solo da intuizioni; una pittura con un partner dove ho un dialogo con l’altro; una pittura di gruppo dove mi fondo in un’identità più grande; una pittura al buio dove esploro il mio lato oscuro; una pittura della natura in cui mi sento parte del tutto.

Gli esercizi di Meera si concentrano sul sentire e percepire gli altri al fine di lavorare con le persone in modo consapevole. Ho trovato il suo approccio veramente prezioso e insolito. Lei non mi insegna una tecnica da essere applicata automaticamente, piuttosto mi insegna un metodo di de-automatizzare i metodi. Tutto questo con lo scopo di essere davvero in contatto con me stessa, così oltre ad imparare come diventare un terapeuta consapevole imparo ad essere me stessa. Direi: a meno che io sia me stessa non posso essere una terapeuta. Ecco perché ho trovato molto importante fare questo training. Imparando a diventare una terapeuta faccio terapia su di me. Vorrei davvero che le persone fossero collegate con la loro spontaneità, ma prima devo farlo con me stessa. Il mio obiettivo finale è quello di raggiungere la mia felicità. La felicità è totalmente disponibile, è già lì, non mi resta che dirle di sì.

Il training è stato disegnato in modo che, oltre ad avere momenti di gioia si devono anche affrontare molti disagi. Meera provoca intenzionalmente situazioni in cui ci si scontra con gli altri (ad esempio andare a dipingere sopra il dipinto di un altro). Allo stesso tempo gli eventi di conflitto accadono da soli quando si vive molti giorni sempre a contatto con le persone. Meera mi incoraggia a usare qualsiasi situazione (incidenti, incomprensioni) per analizzare più a fondo me stessa, senza fuggire. La mia abitudine è quella di vivere in una società ipocrita, quindi è molto scomodo lasciar andare la maschera. Osho ha detto ‘vivi pericolosamente’. Ho iniziato a comunicare la mia realtà. Ho iniziato ad espormi. Le condivisioni sono possibilità perfette per farlo.

Praticando un’indagine di sé in ogni momento, ho avuto l’intuizione che come paziente posso guarire solo da sola (io devo fare il lavoro), nessuno può farlo per me. Il terapeuta mi può accompagnare soltanto, non si può sostituire a me. Voglio diventare una terapeuta che ha questo approccio. Nessuna manipolazione, nessun imbroglio, solo dare coraggio e sostegno. Ho cominciato anche ad applicare questa comprensione nel mio lavoro con i giovani studenti. Ho smesso di mettermi in un livello superiore, prendendo distanza per proteggermi e controllare, piuttosto ho cominciato a mescolarmi con loro, per  essere davvero lì, in un processo di crescita reciproca. Le costellazioni familiari mi danno la chiave per capire che tutti abbiamo gli stessi problemi. E tutti noi proveniamo da differenti, ma simili radici: i nostri genitori. Gli esseri umani sono nella stessa barca: potremmo collaborare invece di isolarci e di giudicarci. Partecipando a costellazioni familiari ho imparato il rispetto e la gratitudine per chi mi ha dato il dono della vita e ha voluto la mia sopravvivenza. Ora la vita è nelle mie mani e io ci farò qualcosa di buono.

Amalurra

Amalurra è un luogo unico. L’architettura è stata costruita appositamente per la meditazione: a forma di cupola, ha dodici lati e il pavimento e il tetto sono di legno. E’ costruita in cima alla stanza sotterranea pre-esistente, da volontari. Il tetto va verso l’alto,  incarnando il desiderio di raggiungere il cielo.
Quando sono dentro sento il mio corpo come un ponte tra i due elementi: terra e aria. È per questo che mi sono sentita così in contatto con la natura. Inoltre si è circondati da fiori, alberi, boschi, un fiume, un tepee, una capanna sudatoria, un cammino circolare, le montagne, le rane, il sole, il vento e le basche piogge rinfrescanti. Le fondatrici di questa comune sono donne che sono andate al di là dei condizionamenti e delle famiglie standard. Stavano cercando un senso di comunità primitiva e hanno trovato un nuovo modo di crescere insieme. Hanno chiamato questo luogo Amalurra che significa Madre Terra e sono molto grata a loro per avermi ospitata in un luogo prezioso dove ho esplorato la mia natura essenziale, per sentirmi accolta e sfidata allo stesso tempo. Il luogo è ideale per prendere le distanze dallo stress della vita di tutti i giorni e tuffarsi in se stessi. Si può sperimentare la dimensione potente della natura selvaggia e anche il silenzio per andare verso l’interno e rilassarsi. Si puà trovare l’invito a socializzare ma anche a stare soli.
Credo che l’Osho Art Therapis Training non può avere un luogo più adatto. Le persone che vivono in Amalurra sono molto generosi e dedite alla Comune. I Bambini a volte vengono a dipingere con noi e gli adulti, oltre ad aiutare quando necessario, partecipano ad alcune meditazioni e sessioni, fondendosi con il gruppo internazionale di partecipanti. Sahaja

Article on ‘Letters’ of http://www.meera.de

ABOUT THE OSHO ART THERAPIST TRAINING

I found the Osho Art Therapist Training in Amalurra fundamental for those who want to work with people. It’s a combination of experiencing a personal inner journey and relating with others. Supporting people starts from supporting myself. Once I am determined to discover the real me I have good chances to communicate honestly and give a base for trusting relationships. Meditation offers a space of watching whatever it happens inside and outside me. Art is the mirror: visual, direct, shows me immediately where I am and how my emotions are. Painting is so evident, it’s there in front of me, I just have to look. Painting is a declaration of something that was not visible before. It can be a primal-painting where I listen to my child; a selfportrait where I meet my essential identity; a portrait of somebody I don’t know and just have to receive by intuitions; a partner-painting where I have a dialog with the other; a group-painting where I merge in a bigger identity; a darkness-painting where I explore my dark side; a nature-painting where I feel part of the whole.

Meera’s exercises are focused on feeling and sensing the others in order to work with people in a conscious way. I found her approach totally precious and unusual. She doesn’t teach me a technique to apply automatically, rather she teaches me a method of de-automating the methods. To learn that I really have to be in contact with myself, so besides learning how to become an aware therapist I learn how to be myself. I would say: unless I am myself I cannot be a therapist. That’s why I found very important to do this training. By learning to become a therapist I do therapy on me.  I really wish people connected with their own spontaneity, but first I have to do it with myself. My ultimate aim is to reach my happiness. Happiness is totally available, it’s already there, I just have to say yes to it.

The training is designed in a way that as well as having joyous moments you also have to face many discomforts. Meera provokes intentionally situations where you encounter others (for example going and paint on top of the somebody else’s painting). At the same time conflict events happens by themselves when you live many days always in contact with people. Meera encourages me to use any situations (accidents, misunderstandings) to analyse myself deeper without escaping. My habit is to live in a hypocritical society so it’s very inconvenient letting go the mask. Osho said ‘live dangerously’. I started to speak my reality. I started to expose. The open-sharings are perfect chances to do that.

By practising a self investigation every moment, I had the insight that as patient I can only heal by myself (I have to do the work), no-one can do it for me. The therapist can only accompany me, cannot substitute me. I want to become a therapist who has this approach. No manipulation, no cheating, only giving courage and support. I also started to apply this understanding in my job with young students. I quit putting myself in a superior level, taking distance to protect me and control them, rather I began to mix with my students to really be there, in a mutual growing process. Meera’s family constellations work gives me a key to understand that we all have the same issues. And we all come from different but similar roots: our parents. Human beings are in the same boat: we might collaborate instead of isolating ourselves and judging each others. By participating in family constellations I learned the respect and gratitude for those who gave me the gift of life and wanted my survival. Now life is in my hand and I will do something good with it.

ABOUT AMALURRA

Amalurra is a unique place. The architecture for activities is especially made for meditation: dome shaped, it has twelve sides and wooden floor and roof. It is built on top of the existing underground room, by volunteers. The roof is going up, embodying the longing to reach the sky.
Being inside I feel my body like a bridge between the two elements: earth and air. That’s why I felt connected with nature while I was there. Moreover you are surrounded by flowers, trees, woods, a river, a tepee, a sweat lodge, a circular fire place, mountains, frogs, the sun, the wind and the Basque refreshing rains. The founders of this commune are women who went beyond conditionings and standard families. They were searching a sense of primitive community and found a new way of growing together. They called this place Amalurra which means Mother Earth and I am very grateful to them for hosting me in such a precious place where I explored my essential nature by feeling welcomed and challenged at the same time. The place is ideal to take distance from daily life stress and dive into oneself. You can experience the powerful dimension of the wild nature and yet the silence for going inward and relax. You find the invitation to relate but also to be on your own.
I believe the Osho Art therapist training cannot have a more suitable location. The people living in Amalurra are very kind and devoted to the commune. Kids dropped to paint with us and adults, besides helping when needed, participated to some meditations and sessions melting with the international group of participants. Sahaja

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© Trust in spontaneity – Sahaja Kunkunate – texts and photos

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