“Resistenza&Rinascita” di Sahaja Kunkunate

Stivali dipinti di rosa, accessori e colore tipicamente femminile, usati come contenitore di vegetazione, di vita, di nascita e di speranza. E’ la speranza che vogliamo dare all’arte, all’arte emergente dei giovani, che con coraggio manifestano la propria creatività.

L’opera ‘Pink­_Boots (Resistenza&Rinascita)’ che dà anche il titolo alla mostra, parla del modo in cui Sahaja si sente Artista, Donna, in un territorio difficile…. per questo l’uso del termine “resistenza”.

Tale creazione risale al 2007, quando l’autrice, appena uscita dall’Accademia era molto impegnata in mostre e attività artistiche. Nel 2015, in occasione della presente esposizione, ha aggiunto le piante, a simboleggiare la rinascita. Infatti, dopo cinque anni d’intensa partecipazione a mostre dedicate ad artisti emergenti, era stata ferma e lontana dal circuito delle mostre, gallerie e sistema dell’arte, volutamente in “astinenza”, con un senso di disgusto e frustrazione. Questo allontanamento ha coinciso con un suo percorso di crescita personale e di arte-terapia che le ha permesso di riaffacciarsi all’arte, con una nuova identità, pronta a dire sì alla libera ed autentica espressione.

Coraggio e speranza infatti devono trionfare nel mondo presente, e devono farlo con i giovani, con l’arte. Le opere esposte vogliono lanciare messaggi chiari, l’invito a viaggiare, l’invito alla cultura non strumentalizzata, non di massa, ma ricercata, come sono “ri-cercate” le parole lasciate in evidenza nel libro cancellato.

In “Erased_Book” vediamo 360 pagine cancellate con penne, pennarelli, cere, acrilici. Il libro, trovato per terra, è (o meglio era): ‘Il sentiero del West’ di A.B. Guthrie.

L’autrice invita il lettore a guardarsi dentro per trovare pensieri profondi, formulati da poche parole eliminando il superfluo. Talvolta in alcune pagine si leggono delle parole saltate alla ‘censura’ di Sahaja, che formano piccole poesie, di gusto surreale (cadavre exquis), come se fossero degli haiku:

Una corta risata.

Per tutti.

La danza dei cani.

Tutto.

Nessun aiuto.

Il tiepido agitarsi.

In alcune pagine invece il colore, posato e chiuso fra due pagine, ha creato forme speculari come se fossero macchie di Rorschach. L’opera è esposta anche per creare un collegamento con la Sala Rosa, luogo che ospita questa mostra e sala di lettura degli universitari in una chiesa sconsacrata, e per spostare di senso la cultura, in ottica ‘dadaista’, presentando un ‘ready-made’. Invece di aggiungere parole al dibattito culturale contemporaneo, Sahaja sente di toglierle, per dare, paradossalmente, più valore alle parole e per ri-scriverle, facendole migrare nel significato (ha scoperto successivamente che Emilio Isgrò ha fatto qualcosa di simile).

Nella produzione di Sahaja troviamo quindi brani di pura originalità, ma anche rimandi ad esperienze e conoscenze artistiche e spirituali.

Riconosciamo anche in “Candy_Flags” tracce del dadaismo con il ready-made, ma nel contempo un rimando a ricordi infantili narranti la nonna che ricama. Le piccole e colorate cartine di caramelle, sono state sapientemente scelte, accostate e cucite, ricercando e ritrovando quella pazienza certosina ormai dimenticata.

Anche questa produzione fa parte di un’ arte astratta, che in quanto tale non vuole necessariamente essere compresa o rappresentare qualcosa, ma bensì indurre lo spettatore a riflettere e provare emozioni personali. A qualcuno potrà suggerire viaggi lontani in un oriente, con i suoi colorati tappeti, o far riflettere sull’ importanza di portarsi da ogni viaggio (materiale o spirituale che sia) la cosa più dolce e colorata.

Sahaja ha preso un pezzo di produzione industriale e lo ha messo in un altro contesto, dove ognuno è libero di vederci ciò che vuole, voglia di collezionare souvenir di paesi diversi, o un gioco di collaborazione con amici che viaggiano, oggetti privi di funzione ma che lasciano un sapore, un odore, il ricordo di un gusto …. Una sinestesia.

“Ognuno di noi ha dei sentimenti soffocati, un grido senza voce che alberga nella profondità dell’ animo e che brama di essere espresso: l’arte dà voce e forma a questi sentimenti. … Creare o apprezzare l ‘arte libera quell’anima che altrimenti rimarrebbe come intrappolata dentro di noi. Questo è il motivo per cui l’ arte è capace di dare una gioia così grande agli esseri umani. Al di là della propria vena artistica, l’arte è l’emozione e il piacere di esprimere la vita profonda della persona esattamente così com’è. Chi fruisce di questo tipo di arte è inevitabilmente colpito dal grado di passione, di coraggio, di intensità e di bellezza che essa esprime: questo è il motivo per cui è letteralmente impossibile pensare che una vita umana completa possa esistere separata dall’ espressione artistica.” D. Ikeda, I protagonisti del XXI secolo, Esperia 1999.

Federica Pezzuoli

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“Resistance&Renaissance” by Sahaja Kunkunate

Pink coated boots, typically women’s accessories and colour which are used as a container of vegetation, life, birth and hope. That is the hope that we would like to give to art, to the emerging art of young people who courageously express their creativity.

The art work named ‘Pink_Boots’ (Resistance&Renaissance) which also entitle the exhibition, shows the way of being an artist according to Sahaja, Woman, in a hard field… that is the meaning of the term “Resistance”.

This oeuvre dates back to 2007, when the author, who had just graduated at the Accademia, was very involved with exhibitions and artistic activities. In 2005, at the time of the present exhibition, she added plants with the purpose of symbolizing the renaissance. Sure enough, after an intense five year participation to exhibitions concerning emerging artists, she decided to take a break and to get further away from the circuit of exhibitions, galleries and art system. Voluntarily living a period of “abstinence” while feeling a sense of disgust and frustration. Her moving away coincided with her personal growth and with her being concerned in art-therapy which paved her way to bring herself back to art, throughout a new identity, just ready to say “yes” to free and authentic expression.

Indeed, bravery and hope should triumph in the present world. And it has to come through young people and art. The art works which are exhibited intend to launch clear messages, inviting people to search unexploited culture, not commercial art, but underground art. The same way the words which are stressed in the erased book, are “taken out of the ground”.

Inside “Erased_Book” we can see 360 pages erased with pens, markers, waxes, acrylics. The book, which was found on the floor, is (or better was) : ‘The way West’ by A.B. Guthrie.

The author invites the reader to look inside herself/himself aiming at discovering deep thoughts expressed throughout few words in order to remove the unnecessary. One may sometimes read some words which survived to Sahaja’s censorship and that give life to little surreal poetries (cadaver exquis) as if they were haikus :

 A short laughter.

To everyone.

The dog’s dance.

Everything.

No help.

The lukewarm shaking.

Instead, some pages show how the resting colour, enclosed between two pages, has created reflecting shapes as if they were Rorschach’s spots. Furthermore, the oeuvre has been exhibited to make a reference with the “Sala Rosa” which is the hall that hosts the exhibition and the reading room of the university students in a deconsecrated church. This is intended to shift the sense of culture in a Dadaist perspective, by introducing a ‘ready-made’. Instead of adding words to the contemporary cultural debate, Sahaja’s goal is to erase them to paradoxically give a deeper meaning to words and to re-write them throughout an adjustment of their meaning (She has at a later stage discovered that Emilio Isgrò had already done something similar).

Sahaja’s production is pivoted on pure original pieces but also on cross references to artistic and spiritual experiences and knowledge.

We can also find in “Candy Flags” traces of Dadaism throughout the ready-made, but at the same time a cross reference to our childhood memories told by our embroidering Grand-Mother. The small coloured candied papers, they have skilfully been chosen, drawn close and sewn by re-searching and finding again that delicate manoeuvring patience that had been lost.

This production is also part of an abstract art which, just being what it is, it is not necessarily intended to be understood or to represent anything in particular. The only purpose is to persuade the spectator to reflect upon it and feel personal emotions. This may lead some of you to think about far Eastern journeys, along with its coloured carpets, or to ponder about the importance of taking back with yourself the sweetest or most coloured thing (either material or spiritual).

Sahaja has taken a piece of the industrial production and she has plunged it in another context. A context where everybody is free to see what she/he wants to see in it. The willing of collecting souvenirs from different Countries or a game of cooperation with friends who travel around the world. Just useless objects that leave a taste on your mouth, a smell on your nose, a memory of a flavour… “A synaesthesia”!

“Any of us feels choked feelings, a raspy scream which dwells in the soul depth and yearn for being expressed : Art gives voice and shape to all these feelings… Creating or appreciating that free Art which would otherwise be strangled inside ourselves. This is the reason why the Art is able to give such an immense joy to human beings. Beyond everybody’s artistic streak, Art is Emotion and it represents the pleasure of expressing real life of people, just the way it, or better SHE, is. Those who enjoy this kind of Art are unavoidably hit by the extent to which Art can create passion, bravery, intensity and beauty : this is the reason why it is literally impossible to think that a whole human life could exist being separate from the artistic expression.” D. Ikeda, I protagonist del XXI secolo, Esperia 1999.

Federica Pezzuoli

English translation by Generoso Froio

 

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